La Bella e La Bestia: Il nuovo-vecchio classico Disney incanta proprio come la prima volta!

La storia di un tizio inquietante che tiene in ostaggio una ragazza fino a quando lei non gli si sottomette è il tipo di cosa che ci aspetteremmo di trovare in un fascicolo della polizia. O, ovviamente, in un musical Disney. Questo è il caso di La Bella e la Bestia , il live-action diretto da Bill Condondella classica versione animata del 1991, primo film animato a ottenere una nomination come miglior film. Condon (Dreamgirls) sa come trasportare pesi pesanti senza mostrarsi sudato.E Emma Watson è esattamente la principessa Disney in borghese necessaria a riscaldare il cuore di una scimmia pelosa, o bisonte, o qualsiasi tipo di bestia stia recitando Dan Stevens. Lavorando con un copione scritto da Stephen Chbosky e Evan Spiliotopoulos, il regista ha riempito ogni minuto di questo fin-troppo-lungo-film-da-129 minuti con sequenze rapide e tanta tenerezza. Sembra, si muove e suona proprio l’originale (canzoni di Alan Menken comprese!). Ma la magia è rimasta la stessa?

E’ ancora una “una storia sai, vera più che mai”. Un principe crudele (A Stevens è stato concesso di mostrare la sua sexytudine in stile Downton Abbey per qualche minuto) viene maledetto per essere stato scortese e arrogante con una maga; la sua maledizione potrà essere spezzata solo se il megalomane imparerà ad amare ed essere amato. Qui conosciamo Belle (Watson, la perfetta personificazione di come rendere un film desiderato), un topo da biblioteca/ figlia di un inventore che si lascia imprigionare volontariamente dal principe per salvare suo padre (il sempre-splendido Kevin Kline) finito lì per errore. Belle è quasi sollevata al dover spendere i suoi giorni con un mostro, dato che fino a poco prima doveva passare le sue giornate scappando dal super-desideroso-di-attenzioni Gaston (Luke Evans, una pavoneggiante boccata di aria fresca), uno scapolo desiderabile con una spalla di nome LeFou (Josh Gad) irrimediabilmente innamorata di lui (sì, è gay). Questo fatto ha fatto conquistare al film uno status di “non adatto al cinema” in alcuni paesi e stati rurali d’America; da notare è che la cosa è a malapena comprensibile.

Una delle novità del film è che anche la Bestia è- no, non è gay anche lui- un sexy topo da biblioteca come Belle. La letteratura assume una grande importanza in questa nuova versione del film. Per la nostra eroina, l’amore per Shakespeare del suo rapitore è un inaspettato cambio di prospettiva. Le servirà parecchio per abituarsi alla vita nel palazzo, forse per il mobilio che canta e danza- gli oggetti inanimati hanno l’abitudine di comportarsi così nei film Disney. Grazie alla magia del computer, Ewan McGregor canta e va in giro come un candelabro,Ian McKellan come un orologio, Audra McDonald come un guardaroba, Gugu Mbatha-Raw è uno spolverino di piume, Stanley Tucci è un piano, e Emma Thompson è una teiera (lei canterà la canzone che Angela Lansbury ha reso immortale nella versione originale).

Quello che questo film fa meglio è costruire una storia d’amore che evolve lentamente ed in un modo realistico, e qui, sebbene il film rallenti leggermente per introdurre dei momenti intimi, la storia prende vita. Nonostante fosse costretto ad un processo di motion capture  che l’ha costretto a camminare su dei sopporti e ad indossare una tuta di muscoli in lycra, Stevens va oltre il semplice musical familiare dandoci un vero essere umano con le sue debolezze invece che un mero effetto speciale; questa è una Bestia che vale la pena salvare. Sono i suoi gli occhi che bruciano di passione quando guardando la Belle interpretata da Watson con ardore genuino. E all’improvviso, in un film che sorge sulle rovine di quel che lo ha preceduto, c’è qualcosa che prima non c’era. Lo chiamerei un perfetto regalo.

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